CAPITOLO XIV
CIECHI, SORDI E MUTI
937 116. In un convento di Napoli, a un frate di
nome Roberto, che era cieco da moltissimi anni, discese sugli
occhi una pellicola di carne che gli impediva ogni movimento
ed uso delle palpebre. Erano una volta là convenuti
moltissimi frati forestieri, in partenza per diverse parti
del mondo e il beato padre Francesco, esempio e specchio di
santa obbedienza, per rincuorarli al viaggio con la forza
di un nuovo miracolo, risanò il predetto frate alla
loro presenza nel modo seguente. Una notte frate Roberto giaceva
ormai ridotto in fin di vita, e già gli era stata raccomandata
l'anima, quando all'improvviso gli si presentò il beato
Francesco con tre frati, insigni per la loro santità,
ossia sant'Antonio, frate Agostino e frate Giacomo d'Assisi.
Essi che l'avevano imitato in vita in ogni perfezione, ora
lo seguivano con altrettanto ardore dopo morte. Il Santo,
preso in mano un coltello, tagliò via dall'occhio la
carne superflua, restituì la vista all'ammalato, e
lo allontanò dalle fauci della morte, dicendogli: «Figlio
mio Roberto, la grazia che ti ho fatto, è un segno
per i frati che stanno per andare verso lontani paesi, che
io li precederò dirigendo i loro passi. Vadano dunque,
- continuò -, e compiano con alacre animo l'obbedienza
loro ingiunta. Godano i figli dell'obbedienza, soprattutto
quelli che, lasciando il proprio suolo, dimenticano la patria
terrena perché hanno una guida capace e un sollecito
precursore».
938 117. A Zancato, paese presso Anagni, un cavaliere
di nome Gerardo, aveva perduto totalmente l'uso degli occhi.
Avvenne che due frati minori, tornando dall'estero, si dirigessero
alla sua casa per esservi ospitati. Accolti pertanto onorevolmente
da tutta la famiglia e trattati con ogni benevolenza, non
s'accorgessero della cecità dell'ospite. Si recarono
poi al luogo dei frati distante sei miglia e vi rimasero otto
giorni. Una notte il beato Francesco apparve durante il sonno
ad uno di loro, dicendogli: «Alzati e affrettati con
il compagno alla casa del vostro ospite, perché nella
vostra persona ha reso onore a me e nel nome mio vi ha dato
ospitalità! Rendetegli il contraccambio della lieta
ospitalità ed onore a chi vi ha onorati. Egli infatti
è cieco e non ci vede e ciò glielo hanno procurato
i peccati che ancora non ha confessato. Lo attendono le tenebre
della morte eterna e gli si prospettano interminabili tormenti.
Tutto ciò è conseguenza delle colpe che ancora
non ha rigettato». Sparito il Padre, il figlio attonito
si alzò e frettolosamente adempì al comando
con il confratello. Ambedue i frati ritornano insieme dall'ospite,
e colui che aveva avuto la visione racconta per ordine tutto
ciò che aveva visto. Quell'uomo è preso da grande
stupore e finisce per riconoscere la verità di quanto
gli è detto. Si pente fino alle lacrime, si confessa
volentieri, e promette di correggersi. Rinnovato cosi l'uomo
interiore, l'uomo esteriore subito riacquista la luce degli
occhi. La notizia della grandezza di questo miracolo diffusasi
in ogni parte, incoraggiò tutti coloro che lo udivano,
a favorire l'ospitalità.
939 118. Presso Tebe in Romania, una donna cieca,
che digiunava nella vigilia di san Francesco a pane e acqua,
fu condotta da suo marito alle prime ore della festa alla
chiesa dei frati. Essa, durante la celebrazione della Messa,
al momento dell'elevazione del corpo di Cristo, aprì
gli occhi, vide con chiarezza e adorò con moltissima
devozione. E nell'atto stesso dell'adorazione proclamò
a gran voce: «Grazie a Dio e al suo Santo, perché
vedo il Corpo di Cristo!». Tutti i presenti proruppero
in espressione di esultanza, e terminati i sacri riti la donna
ritornò a casa sua, guidata dalla sua stessa vista.
Cristo fu luce a Francesco mentre questi era in vita, e come
allora gli delegò ogni suo potere meraviglioso, così
anche ora desidera sia data gloria al suo corpo.
940 119. In Campagna, un ragazzo di quattordici anni,
del paese di Pofi, per un'improvvisa disgrazia, perdette del
tutto l'occhio sinistro. L'acerbità del dolore spinse
fuori l'occhio talmente dall'occhiaia, che per otto giorni,
pendendo all'esterno attraverso una sottile pellicola grossa
un dito, quasi totalmente si inaridì. Quando ormai
rimaneva solo la via dell'asportazione, secondo il parere
dei medici, suo padre chiese con tutta l'anima l'aiuto del
beato Francesco. Questi, infaticabile protettore degli infelici,
non deluse le preghiere del supplice. Con la sua miracolosa
potenza, rimise l'occhio inaridito al suo posto, ridonandogli
la primitiva lucentezza dei raggi della desiderata luce.
941 120. Nella stessa regione, presso Castro (dei
Volsci), una grossa trave cadde dall'alto e abbattendosi pesantemente
sul capo di un sacerdote, gli accecò l'occhio sinistro.
Egli, buttato a terra, cominciò a gran voce, lamentandosi,
ad invocare san Francesco, dicendo: «Aiutami, o santissimo
Padre, perché possa andare alla tua festa, come ho
promesso di fare ai tuoi frati!». Era infatti la vigilia
del Santo. Costui rialzatosi subito, fu risanato in modo straordinario;
proruppe quindi in esclamazione di lode e di gioia, e trasformò
in meraviglia e giubilo la pietà dei presenti che già
commiseravano il suo infortunio. Andò alla chiesa e
narrò a tutti la bontà e la potenza del Santo,
che aveva sperimentata in se stesso. Imparino quindi tutti
a venerare devotamente colui che essi sanno così prontamente
correre in aiuto a quelli che lo venerano.
942 121. Mentre era ancora in vita il beato Francesco,
una donna di Narni, afflitta da cecità, recuperò
miracolosamente la vista, dopo che l'uomo di Dio le fece un
segno di croce sugli occhi.
943 122. Un uomo del monte Gargano, di nome Pietro
Romano, mentre nella sua vigna stava spaccando della legna
con una scure, si colpì ad un occhio e lo divise a
metà in modo tale che una parte del globo pendeva tutta
fuori. Disperando in tale situazione di poter essere soccorso
da alcuno, promise che non avrebbe toccato cibo nella festa
di san Francesco, se gli fosse venuto in aiuto. Subito il
Santo di Dio ricollocò al posto dovuto l'occhio di
quell'uomo, ricongiungendo quanto era staccato, e ridonando
la luce di prima.
944 123. Il figlio di un nobiluomo, cieco dalla nascita,
acquistò il desiderato dono della vista per i meriti
del beato Francesco. Egli, prendendo nome dall'avvenuto miracolo,
si chiamò Illuminato. Entrò poi, a suo tempo,
nell'Ordine di san Francesco, ed infine compì il santo
inizio con una fine ancor più santa.
945 124. Bevagna è un nobile paese, sito nella
valle Spoletana. Viveva in esso una santa donna, con una figlia
vergine ancor più santa ed una nipote assai devota
a Cristo. San Francesco onorava spesso la loro ospitalità
con la propria presenza, poiché quella donna aveva
anche un figlio nell'Ordine, uomo di specchiata virtù.
Ora una di tali donne, cioè la nipote, era priva del
lume degli occhi esterni, benché quegli interni, con
i quali si vede Iddio, fossero illuminati di meravigliosa
chiarezza. San Francesco, implorato una volta perché,
avendo pietà del male di lei, avesse anche riguardo
alle loro fatiche, inumidì gli occhi della cieca con
la sua saliva, per tre volte, nel nome della Trinità,
e le restituì la desiderata vista .
946 125. A Città della Pieve viveva un povero
fanciullo completamente sordo e muto dalla nascita. Egli aveva
la lingua tanto corta, che quanti l'avevano esaminata l'avevano
trovata come tronca. Un uomo, di nome Marco, l'accolse in
casa sua per amor di Dio. Il poveretto vedendosi accolto amorevolmente,
cominciò a dimorare stabilmente con lui. Una sera,
quell'uomo, mentre cenava con la moglie, presente il fanciullo,
disse alla donna: «Io reputerei un grandissimo miracolo,
se il beato Francesco restituisse a costui l'udito e la parola».
E aggiunse: «Faccio voto a Dio, che se san Francesco
si degnerà di operarlo, io manterrò a mie spese
questo fanciullo, finché vivrà». Cosa
senza dubbio meravigliosa! D'un tratto la lingua crebbe ed
il fanciullo parlò, dicendo: «Viva san Francesco
che vedo posto in alto e che mi ha donato la parola e l'udito.
Che cosa ormai dirò alla gente?». Il suo benefattore
gli rispose: «Loderai Iddio e salverai molti uomini».
Gli uomini di quel paese, che lo avevano conosciuto come era
prima, furono ripieni di grandissima meraviglia.
947 126. Una donna nelle parti delle Puglie, da tempo
aveva perduto l'uso della lingua e non aveva più il
respiro libero. Ad essa, mentre di notte stava dormendo, apparve
la Vergine Maria, che le disse: «Se vuoi guarire, va'
in pellegrinaggio alla chiesa di san Francesco presso Venosa
e vi ricupererai la desiderata salute!». Si alzò
la donna e non riuscendo ne a respirare né a parlare,
accennava ai familiari di volersi recare a Venosa. I familiari
acconsentirono e si incamminarono con lei verso quel luogo.
Entrò dunque la donna nella chiesa di san Francesco,
e mentre con l'animo commosso domandava la grazia, d'un tratto
vomitò fuori un nodo di carne, e venne risanata tra
l'ammirazione dei presenti.
948 127. Nella diocesi di Arezzo, una donna che era
muta da ben sette anni, si rivolgeva con inesauribile speranza
al divino ascolto, perché Dio si degnasse di scioglierle
la lingua. Ed ecco, mentre dormiva, apparvero due frati che
indossavano una veste rossa e dolcemente la consigliarono
di fare un voto a san Francesco. Obbedì volentieri
ai loro suggerimenti, e si consacrò col cuore, non
potendolo con la lingua. Contemporaneamente si svegliò
dal sonno e dal silenzio.
949 128. Un giudice, di nome Alessandro, era oggetto
di stupore ai conoscenti perché, avendo sparlato dei
miracoli del beato Francesco, era rimasto privo dell'uso della
parola per ben oltre sei anni. Punito proprio in ciò
con cui aveva peccato, richiamato in sé dal doloroso
castigo, si doleva di aver disprezzato i miracoli del Santo.
Pertanto, non durò più a lungo l'indignazione
del Santo, che riaccettò nel suo favore, restituendogli
la parola, colui che pentito umilmente l'invocava. Da allora,
il giudice, reso di gran lunga più devoto dalla dura
punizione, purificò la lingua blasfema con le lodi
del beato padre.
950 129. Avendo parlato di un bestemmiatore, ci sovviene
qualcosa che è bene narrare. Un cavaliere, di nome
Gineldo, di Borgo (San Sepolcro) in provincia di Massa, continuava
a disprezzare con impudenza sguaiata le opere e i miracoli
del beato Francesco. Scagliava frequenti ingiurie ai pellegrini
che accorrevano a venerare la sua memoria e infieriva con
manifesta follia contro i frati. Un giorno, mentre stava giocando
ai dadi, pieno di demenza e di incredulità, disse ai
presenti: «Se Francesco è santo, vengano diciotto
punti ai dadi!». Tosto apparve nei dadi il sei moltiplicato
per tre, e per ben nove volte, ad ogni gettata, venne fuori
il sei per tre. Non si quietò quel folle, anzi aggiunse
peccato a peccato e bestemmia a bestemmia. «Se è
vero - esclamò -, che Francesco è santo, rimanga
oggi ucciso di spada il mio corpo! Se poi non è santo,
che io ne esca sano e salvo!». Non tardò molto
l'ira di Dio, e per giudizio divino, gli fu imputato a peccato
il suo discorso. Terminato il gioco, avendo pronunciato un'offesa
contro un suo nipote, questi afferrò una spada che
tinse di sangue nelle viscere dello zio. Così quel
giorno lo scellerato, reso schiavo dell'inferno e figlio delle
tenebre, morì. Temano i bestemmiatori e non si illudano
che le parole si dissipino nell'aria, né che manchi
il vendicatore delle offese fatte ai Santi.
951 130. Una donna, di nome Sibilla, dopo aver sofferto
per molti anni la privazione della vista, venne condotta,
cieca come era e piena di amarezza, alla tomba dell'uomo di
Dio. Essa, recuperata la vista d'un tempo, ritornò
a casa piena di gioia e di esultanza.
952 131. Nel paese di Vicalvi, in diocesi di Sora,
una fanciulla, cieca dalla nascita, condotta dalla madre ad
un oratorio di san Francesco, dopo aver invocato il nome di
Cristo, meritò, per i meriti di san Francesco, di acquistare
la vista, che prima mai aveva avuto.
953 132. Ad Arezzo, una donna, che non ci vedeva
da sette anni, nella chiesa di San Francesco, edificata presso
la città, riottenne la vista perduta.
954 133. Nella stessa città, il figlio di
una povera donna, fu guarito dalla sua cecità dal beato
Francesco, cui era stato consacrato dalla madre.
955 134. Un cieco di Spello, dinanzi alla tomba del
sacro Corpo, ritrovò la vista, da lungo tempo perduta.
956 135. A Poggibonsi, diocesi di Firenze, una donna
cieca spinta da una visione, cominciò a far visita
a un oratorio del beato Francesco. Essa, condotta là,
mentre stava supplichevole prostrata davanti all'altare, all'improvviso,
riacquistò la vista e poté tornare senza guida
a casa sua.
957 136. Anche un'altra donna, di Camerino, era completamente
priva della vista all'occhio destro; su di esso i suoi parenti
posero un panno che il beato Francesco aveva toccato con le
sue mani, e, formulato un voto, ringraziarono con riconoscenza
il Signore Iddio e san Francesco per la riacquistata vista.
958 137. Qualcosa di simile accadde a una donna di
Gubbio. Essa, fatto il voto, fruì del ricupero della
vista perduta.
959 138. Un cittadino di Assisi, che aveva perduto
la vista da cinque anni e che, mentre viveva san Francesco,
gli era sempre stato amico, pregandolo e ricordandogli l'antica
amicizia, appena toccò la sua tomba, all'istante fu
liberato dal suo male.
960 139. Albertino da Narni, perduta la vista e avendo
le palpebre cadenti fino alle guance, fece voto al beato Francesco
e meritò di ritrovare la vista e di guarire.
961 140. Un giovane, di nome Villa, non era in grado
né di camminare né di parlare. Per lui la madre
fece fare un'immagine di cera votiva, e la portò con
grande devozione al posto ove il padre Francesco riposa. Tornando
a casa, trovò il figlio che camminava e parlava.
962 141. Un uomo nella diocesi di Perugia, privo
totalmente della lingua e della parola, teneva la bocca sempre
spalancata e mugolava orribilmente. Aveva infatti la gola
molto gonfia e tumida. Giunto al luogo in cui giace il santissimo
corpo, volendo raggiungere su per i gradini la tomba, prese
a vomitare gran quantità di sangue e così, stupendamente
liberato, riprese a parlare e ad aprire e a chiudere la bocca,
in modo naturale.
963 142. Una donna, a causa di un sasso che le si
era conficcato in gola, subì una forte infiammazione,
e le si inaridì la lingua, sì che non poteva
né parlare, né mangiare, né bere. Essa,
pur avendo tentato molte cure, e non sentendo alcun rimedio
e sollievo, si votò col cuore al beato Francesco e,
tosto, apertasi la gola, vomitò fuori la pietra che
la ostruiva.
964 143. Bartolomeo della città di Arpino,
diocesi di Sora, privo da sette anni dell'udito, invocò
il nome del beato Francesco, e riottenne l'udito.
965 144. In Sicilia, una donna, del paese di Piazza
Armerina, privata dell'uso della parola, si rivolse con le
parole del cuore al beato Francesco e riacquistò la
grazia della desiderata parola.
966 145. Nella città di Nicosia, un sacerdote,
secondo l'abitudine, si levò per il mattutino e, richiesto
da un lettore della benedizione solita, brontolò non
so qual barbara risposta. Così impazzì e, riportato
a casa, perdette quasi del tutto la parola per un intero mese.
Egli, poi, per suggerimento di un uomo di Dio, fece voto a
san Francesco e riacquistò, liberato dal male, l'uso
della parola.